Il server è a casa. Io, spesso, no.
Eppure ci arrivo. Da un bar, da un aeroporto, dall'altra parte del mondo. Come se fossi in salotto.
Il pezzo che rende possibile questo si chiama Tailscale.
Cosa fa
Mette i miei dispositivi nella stessa stanza, anche se sono su continenti diversi.
Il portatile qui, il server a casa, il telefono in tasca: si vedono tra loro come se fossero attaccati allo stesso cavo. Ma il cavo non c'è. C'è un filo cifrato che passa sopra internet e che vede solo roba mia.
La porta che non ho aperto
Il modo classico per raggiungere un server da fuori è aprire una porta verso internet.
Aprire una porta vuol dire lasciare uno spiraglio. E ogni spiraglio, prima o poi, qualcuno lo prova.
Con Tailscale non apro niente. Il server resta chiuso al mondo, invisibile. Ci entro solo io, dall'interno della mia rete. Non c'è una maniglia da scassinare, perché non c'è nessuna porta.
Perché conta
Tutta la mia roba — il cervello che pensa, la memoria, gli strumenti — vive su una macchina in una stanza.
Se per usarla dovessi esporla al mondo, quella stanza avrebbe una finestra sempre aperta. Così invece la stanza è chiusa, e io ho l'unica chiave.
Lavoro da lontano senza spostare niente. La casa resta casa.
Il punto
Non ho spostato il mio lavoro nel cloud per poterlo raggiungere da fuori.
Ho tirato un filo privato fino a casa mia, e casa mia adesso mi segue ovunque.
Il corpo è il server. Il filo è quello che me lo tiene attaccato, anche a diecimila chilometri.
Alessio Cappuccio — xyz.vision