Il tool che fa l'incantesimo. Si chiama mosh.

Apri il terminale.

Rete di merda. Latenza altissima. Le lettere che digiti dovrebbero arrivare con un secolo di ritardo.

E invece no.

Le lettere appaiono subito. Come se qualcuno, dall'altra parte, sapesse già cosa stavi per digitare.

Quel qualcuno si chiama mosh.


La formula

Mosh ha una formula. La pronuncia ogni volta che digiti.

> Predictive Echo!

E funziona così: mentre tu scrivi, mosh fa una scommessa. Indovina cosa farà il server e ti mostra il risultato subito, prima ancora che il server abbia avuto modo di rispondere. Se ha vinto la scommessa — e la vince quasi sempre — il terminale ti restituisce il futuro.

Se ha perso, corregge in silenzio. Ti accorgi appena di un guizzo del cursore. Niente di più.


Non è magia

Non è magia. È che mosh conosce il presente abbastanza bene da prevederlo. Quasi sempre azzecca.

Lo chiami incantesimo lo stesso, ma è solo qualcuno che ha studiato molto bene la materia.


Mosh

Primo: io.

Secondo: MYBRO.

Terzo: mosh.

L'oracolo del terminale. Quello che mi tiene incollato al king, ovunque io sia, anche dove la rete fa quello che vuole.

Quanti ne mancano? Non lo so ancora. Continuo a scoprirne.


Mosh — predictive echo

Alessio Cappuccio — fondatore di xyz.vision.